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Introduzione
Il termine convergenza di cui si fa ampio uso in questa presentazione ha qui un senso preciso: parliamo di tecnologie, funzioni e processi che hanno come obiettivo la mitigazione dei rischi per l’azienda e la rilevazione e risposta alle minacce rivolte al business; tecnologie, funzioni e processi che risiedono in diverse “anime” aziendali e che sempre più si intrecciano per ragioni di efficacia e di efficienza.
Gli ambienti di cui trattiamo sono vari e disparati:
  • sicurezza logica – le misure prese per garantire la continuità dei servizi informativi che abilitano il business;

  • sicurezza delle informazioni – per la confidenzialità, integrità e disponibilità delle informazioni sotto ogni forma;

  • sicurezza del luogo di lavoro – per la rilevazione di incendi, fughe di gas, la misurazione dei parametri fondamentali di abitabilità degli ambienti;

  • controllo degli accessi e sicurezza dei locali – per evitare furti, intrusioni, filtrare gli accessi ad aree protette, videosorveglianza.

E così via con situazioni e misure di sicurezza specifiche per ambienti con esigenze particolari, come cantieri, ospedali, porti, strade, etc.
È sempre esistita una forte differenziazione tra le tecnologie utilizzate nei vari ambienti citati e spesso  una separazione organizzativa all’interno dell’azienda. Ciò ha promosso la separazione (tecnica e nei processi) tra i diversi ambienti di sicurezza, anche quando le sinergie fossero evidenti.
Negli ultimi anni si stanno inesorabilmente diffondendo novità tecnologiche che promuovono la convergenza e aprono scenari interessanti per chi è disposto a far leva sull’evoluzione tecnologica ed attivare un’evoluzione organizzativa e funzionale. Possiamo riassumere questa evoluzione tecnologica nei seguenti punti, a titolo  di esempio:
  • le tecnologie utilizzate dalle soluzioni di sicurezza fisica, storicamente chiuse e proprietarie, evolvono verso piattaforme aperte, che permettono di dialogare con altri ambienti;

  • le informazioni rilevate dai sensori e in particolare dalle telecamere utilizzate per la videosorveglianza possono venire digitalizzate e successivamente analizzate via software;

  • la trasmissione delle comunicazioni tra sensori, agenti, console di tutti i tipi di soluzione si sposta verso la rete IP;

  • il contenuto delle comunicazioni stesse utilizza protocolli e formati sempre più comuni, come XML, SOAP, web services;

  • i sistemi di sicurezza fisica non funzionano più in maniera indipendente dalle piattaforme IT, aprendo la comunicazione tra le funzioni aziendali e intrecciando i processi.

Questa evoluzione apre anche nuovi scenari di rischio! Se la videosorveglianza è effettuata via IP ciò significa che è possibile neutralizzarla attaccando la rete, mentre in altri tempi nessun disservizio informatico avrebbe mai potuto interrompere le funzioni basilari della sicurezza fisica.
La sicurezza delle persone, dei beni e delle informazioni va dunque ripensata alla luce di nuove interazioni, sia che sia vista come difesa da minacce criminali o da azioni consapevoli e deliberate da parte di persone interne o esterne ad una organizzazione, sia come prevenzione contro eventi accidentali solo in parte prevedibili.
Communication Valley ha la sua specializzazione nella gestione della sicurezza delle informazioni e dei sistemi informatici e vanta un portafoglio di servizi basato sulla disponibilità di un ampio gruppo di specialisti organizzati all’interno di un centro operativo della sicurezza attivo 24 ore su 24 (SOC, Security Operations Center); l’evoluzione descritta sopra apre una nuova visione in cui Communication Valley può offrire ai suoi clienti nuovi servizi e nuove soluzioni tecnologiche per un mondo in cui la sicurezza non ha più un aggettivo (fisica, logica, …) che la qualifica.

Il monitoraggio della sicurezza 
Una delle funzioni fondamentali di un SOC è quella di garantire il monitoraggio in tempo reale e 24 ore al giorno dei beni protetti, informatici o materiali che siano. La mancanza di monitoraggio è fatale quanto la mancanza di protezioni, come si rileva immaginando di chiudere un bene prezioso  in cassaforte per poi non tenere sotto controllo l’accesso alla cassaforte stessa: prima o poi la cassaforte verrebbe scassinata senza che nessuno dia l’allarme. La funzione del monitoraggio è quella di non concedere una finestra temporale in cui un attaccante possa agire indisturbato.
Il monitoraggio viene tipicamente effettuato attraverso la raccolta, correlazione ed analisi di informazioni raccolte da sensori di vari tipi: per esempio sistemi di rilevamento delle intrusioni (IDS) e firewall nel mondo informatico, telecamere ed allarmi in quello fisico.
Da un punto di vista concettuale non vi è sostanziale differenza tra le segnalazioni generate da un apparato di sicurezza di rete e quelle provenienti da un apparato di controllo e/o rilevazione fisica: entrambe rappresentano eventi potenzialmente rilevanti dal punto di vista della sicurezza. Questi eventi rappresentano l’unità minima di informazione che deve essere analizzata per poter rilevare e rispondere ad un incidente. Il mestiere di un Security Operations Center è quindi quello di raccogliere il numero più alto possibile di eventi da fonti disparate e di analizzarli tenendo conto della provenienza e della rilevanza specifica di ciascuno, cercando di far emergere i fatti più significativi e di eliminare il rumore prodotto dai falsi positivi.
Ogni segnalazione ricevuta da un sensore descrive un evento che può denotare attività lecite o illecite, che in linea di massima è impossibile distinguere se prese individualmente. Solo attraverso la correlazione è possibile definire con un miglior grado di approssimazione se un incidente stia effettivamente verificandosi e quale impatto esso possa avere sui beni protetti. Per esempio, un disservizio quale l’interruzione dell’illuminazione in un edificio può essere provocato da diverse cause, dall’utilizzo di credenziali di accesso al sistema di controllo remoto all’azione manuale e malevola sull‘interruttore generale dall’interno della sede. Oppure lo stesso disservizio può verificarsi per una cattiva configurazione dell’impianto automatizzato di gestione e manutenzione o perché un impiegato, nel tentativo di intervenire sull’impianto di aria condizionata, agisce involontariamente sull’interruttore generale che regola l’illuminazione. Come si vede, l’incidente può avere cause intenzionali o meno ed essere provocato con strumenti fisici o logici, senza che ciò sia immediatamente rilevabile se non attraverso una contestuale disamina delle informazioni disponibili attraverso gli apparati. Sono quindi necessari strumenti, risorse umane e processi mirati a raccogliere, correlare e verificare il più alto numero possibile di informazioni eterogenee, ottenendo così i migliori risultati nel senso della rilevazione degli incidenti di sicurezza.

Verso la convergenza, physical & logical SIEM 
Garantire la sicurezza fisica è impossibile in una società libera, garantire la sicurezza logica è impossibile in una rete aperta e insicura. L’obiettivo dell’azienda è quello di conoscere i rischi a cui è esposta e di mitigarne al massimo le conseguenze, limitando in effetti l’impatto degli incidenti a un effetto previsto ed accettato. L’integrazione tra sistemi di sicurezza logici e fisici migliora l’intero sistema di controllo aziendale incrementando non solo la sicurezza ma anche l’efficienza, intesa sia come produttività sia come precisione di rilevamento.
Uno degli elementi chiave dell’integrazione è il sistema che raccoglie, memorizza e correla le informazioni provenienti da tutti gli apparati di sicurezza, utilizzando queste informazioni per produrre sia report che allarmi da analizzare in tempo reale. Questo tipo di strumento, che nell’ambiente della sicurezza informatica assume il nome di sistema di Security Information and Event Management, o SIEM, può essere adottato in modo esteso per raccogliere anche le informazioni relative alla sicurezza fisica, in particolare allarmi derivanti da sistemi anti-intrusione o software per l’analisi di filmati di videosorveglianza. Si parla in questo caso di physical SIEM o PSIEM.
Il risultato è quello di abbracciare due punti di vista della sicurezza che richiedono precise competenze e specializzazioni su tecnologie specifiche e sul loro utilizzo efficiente ma che hanno in comune l’esigenza di centralizzazione dei dati e il loro costante monitoraggio. Per questo motivo le attività proprie di questi segmenti tendono a convergere verso un unico sistema di correlazione in grado di processare più informazioni e, in definitiva, di restituire nuovi e più precisi risultati di indagine o azioni propositive di intervento rispetto agli incidenti.


Le opportunità 
Una delle applicazioni che trainano la convergenza è senza dubbio la videosorveglianza. Questa attività di monitoraggio un tempo associata alla registrazione su cassetta e alla presenza di un operatore che “vede” in diretta quanto accade ha beneficiato della digitalizzazione sia in termini della registrazione delle immagini, che per lo storage e il trasporto (via IP). Ma l’evoluzione tecnologica più significativa è quella legata alla creazione di software di analisi dei dati video che, trattando i flussi di immagini in tempo reale e senza l’intervento umano, sono in grado di riconoscere persone attraverso la mappatura del volto; di distinguere oggetti attraverso colori, scritte, movimenti, ecc.; di segnalare situazioni rilevate dal complesso di presenze ed azioni che si verificano nel campo visivo.
Dal punto di vista del monitoraggio in tempo reale la digitalizzazione degli eventi rilevati nel mondo fisico rende possibile quella che è da sempre una pratica fondamentale nella sicurezza logica, la correlazione tra eventi generati da fonti diverse per ottenere il duplice scopo di rafforzare la rilevazione degli effettivi incidenti e di minimizzare l’occorrenza di falsi positivi. Diventa così immediato, quando l’analisi se possa trarre beneficio, sovrapporre segnalazioni di eventi e allarmi provenienti dai diversi mondi.
Questa discriminazione e correlazione può essere fatta in larga parte con strumenti tecnologici (istruiti e continuamente regolati da operatori esperti) che producono informazioni ad elevato rapporto segnale/rumore per l’analista di sicurezza che deve analizzare e rispondere all’incidente.

La proposta di Communication Valley 
Il monitoraggio, inteso come attività di rilevazione, analisi e risposta agli incidenti, è un momento fondamentale del ciclo di vita della sicurezza perché oltre ad essere essenziale per la protezione dei beni aziendali nel momento in cui essi sono sotto attacco, permette anche di verificare l’efficacia delle tecnologie protettive adottate, di controllare il loro corretto funzionamento e di indicare gli interventi migliorativi per rafforzare ulteriormente la sicurezza. Il presupposto perché l’attività di monitoraggio raggiunga questi ambiziosi obiettivi è che sia possibile raccogliere, interpretare e utilizzare le informazioni generate sia dagli apparati di protezione, sia dai dispositivi specificamente dedicati alla rilevazione di incidenti.
La tecnologia che abilita la raccolta e l’utilizzo di queste informazioni, detta comunemente SIEM, deve essere non solo affidabile - in quanto da essa dipende l’esecuzione dell’attività di monitoraggio stessa - ma anche scalabile, flessibile ed in grado di gestire apparati di produttori diversi e dedicati a scopi diversi, attestati in luoghi fisici e logici disparati.
Oltre ad una tecnologia adatta, le aziende che traggono valore aggiunto dal monitoraggio degli eventi rilevati dai dispositivi di sicurezza logica e fisica e dalla loro correlazione hanno bisogno di un partner che unisca l’esperienza nel campo della sicurezza, alla comprensione del problema della convergenza e che, infine, sia in grado di erogare con competenza e livelli garantiti i servizi gestiti che complementano e supportano le funzioni di sicurezza interne dei clienti.
In questo senso, il Security Operations Center è il luogo dove si realizza il rapporto fiduciario tra gli specialisti di sicurezza ed il cliente, un luogo fatto di competenze, aggiornamento, formazione continua ed esperienze, dove i contributi evolutivi di ciascun progetto confluiscono in una conoscenza comune e condivisa del SOC che produce sinergia per tutti i clienti di tutti i servizi.
Così è il SOC di Communication Valley, dal quale il monitoraggio viene effettuato sotto forma di servizio e che, nelle sue diverse configurazioni, è costituito da due componenti fondamentali.
  • La componente tecnologica: costituita da una piattaforma SIEM (Security Information and Event Management) ingegnerizzata ed implementata allo scopo di centralizzare l’archiviazione e la gestione dei log, ma anche di mettere queste informazioni a disposizione del Security Team per la rilevazione l’analisi e la risposta degli incidenti. A questo scopo, tutte le informazioni generate dagli apparati vengono inviate, raccolte e centralizzate; un motore normalizza e correla queste informazioni e le mette a disposizione del Security Team per l’analisi, la generazione di report e la gestione delle emergenze, secondo modalità e garanzie definite e sottoscritte.

  • L'analisi: attività dei dati raccolti svolta dagli analisti del Security Operations Center (SOC) di Communication Valley. Tale attività viene intesa non solo come quella che precede la notifica degli allarmi, le risposte in tempo reale, la costruzione di report ecc., ma anche come quella che riporta al SIEM il feedback di tutta l’esperienza acquisita, con l’implementazione di regole, procedure e filtri che migliorano evolutivamente l’azione del SIEM stesso.

Elemento distintivo dell’offerta Communication Valley è l’approccio globale al problema sicurezza, un approccio che integra nel perimetro monitorato le sinergie di conoscenza acquisite attraverso servizi e realtà eterogenee; a ciò si aggiunge il valore di un’attività svolta da analisti altamente qualificati con un capitale di competenze riconosciuto e certificato al quale viene affidato sia il concepimento che la gestione di progetti di sicurezza complessi.


 
 
 
 
 
  Communication Valley
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Tel. +39 0521 4980
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Reg. Imp. e Cod. Fisc. 08472690018
P. Iva 08472690018 

Direzione e Coordinamento
ex. art. 2497 c.c. Reply S.p.A.